****** Non troverete i loro nomi sui libri di storia nelle scuole. Non troverete pacifinti che li piangono. Per questo parleremo di loro ******

domenica 25 dicembre 2011

Armando Calzolari.

Roma 25.12.1969 - Quattro giorni dopo la festa dell’immacolata, il 12 dicembre del 1969, in un pomeriggio di calma apparente, Milano fu scossa dall’esplosione di un attentato dinamitardo presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana. Diciassette le vittime e decine di feriti. Probabilmente, secondo le indagini della Magistratura milanese e dei Servizi Segreti, la decisione, di passare alle maniere forti, fu presa a Roma, in una riunione segreta tenuta il 15 novembre dello stesso anno. In un appartamento, nei pressi di Piazza Tuscolo, si riunirono alcuni esponenti della destra estrema, tra cui Armando Calzolari, detto “Dino”, militante, tesoriere e uomo di fiducia di Junio Valerio Borghese del “Fronte Nazionale”. Il tema da discutere riguardava la situazione politica italiana alla vigilia dello sciopero generale per la casa, previsto per il 19 novembre. Tutti erano d’accordo sulla necessità di opporsi ma non sulle modalità degli strumenti da utilizzare. Si creò, così, una netta frattura tra duri e moderati. Armando Calzolari, insieme ad altri moderati, abbandonarono la seduta dopo una violenta discussione. Un mese e mezzo dopo, la mattina del Santo Natale, Armando Calzolari scomparve nel nulla. Alcuni giorni prima si era confidato con un amico, di aver ricevuto alcune minacce. Era nato a Genova nel 1926, ex Marò della Decima Flottiglia Mas, ex ufficiale di coperta nella marina mercantile, poi commissario di bordo. Da otto anni non navigava più, trasferendosi, due anni prima, a Roma per intraprendere un nuovo lavoro come addetto alle pubbliche relazioni per un’impresa di costruzioni di strade e ponti. In realtà procurava e amministrava i fondi del Fronte Nazionale, grazie alla conoscenza di diverse lingue e alla facilità con la quale stringeva rapporti, soprattutto negli Stati Uniti. Esperto subacqueo, amava numerosi sport, in particolare la lotta giapponese, nella quale era abilissimo. Nazionalista convinto, era per i governi forti e ammirava i colonnelli greci. La grande ammirazione per Benito Mussolini, lo portava spesso a violente discussioni in luoghi pubblici. Aveva partecipato a numerose manifestazioni ma non aveva mai picchiato nessuno. Non aveva mai fatto vita di sezione e non aveva la tessera del Movimento Sociale Italiano. Frequentava assiduamente la confraternita di San Battista dei genovesi in via Anicia, Trastevere, e la messa della domenica era solito ascoltarla nella chiesa di Sant’Andrea della Valle. Era uscito di casa come al solito alle otto del mattino con il suo cane, un setter inglese di nome “Paulette”, dicendo alla moglie che sarebbe tornato alle dieci per la Santa Messa. Verso mezzogiorno, la moglie, Maria Piera Romano, preoccupata del ritardo inusuale e della dimenticanza del portafogli, chiese ad un vicino, di accompagnarla al parco di Villa Doria Pamphili. Ma quella mattina i custodi affermarono di non aver visto nessun uomo con il cane. La donna, telefonò agli ospedali, agli amici e alla Questura. Ma nulla, sparito. Solo in serata sporse denuncia di scomparsa presso la locale stazione dei carabinieri. Tre giorni dopo la scomparsa, il 28 dicembre del 1969, la macchina di Armando Calzolari, una Fiat cinquecento di colore bianca, venne improvvisamente ritrovata in un parcheggio a circa duecento metri dalla sua abitazione. La moglie e i vicini esclusero di averla notata prima. Il giorno successivo alcuni amici di partito fecero visita presso l’abitazione Calzolari ricevuti dalla moglie. L’ipotesi di un delitto politico fu avanzato per la prima volta solo nove giorni dalla scomparsa, il 2 gennaio del 1970, con un articolo pubblicato dal quotidiano di Roma “Il Tempo”. Il servizio sottolineava che, probabilmente, Armando Calzolari era a conoscenza di alcune situazioni i cui particolari potevano interessare a gruppi organizzati di avversari politici. Mentre i cani poliziotto seguivano piste inutili, il cadavere dell’uomo fu scoperto più di un mese dopo, la mattina di mercoledì 28 gennaio del 1970, da un operaio di un cantiere edile alla periferia di Roma, in località via Forte Bravetta. Il corpo giaceva in pozzo, già in avanzato stato di decomposizione e l’orologio era fermo alle ore otto e trentaquattro. In un primo momento le indagini furono subito indirizzate verso l’ipotesi della disgrazia. L’uomo per salvare il suo cane caduto nel pozzo, era precipitato senza più uscirne. Il pozzo era nascosto da una scarpata e da un canneto, in mezzo a un ampio terreno recintato, reso fangoso a causa della pioggia. Un luogo non idoneo per le passeggiate con il cane, soprattutto in una mattina fredda di dicembre. Inoltre, il pozzo aveva un diametro di circa un metro e mezzo, ben visibile e protetto da una spalletta di mattoni. Il punto più profondo misurava un metro e settantasei, poco più della statura di Armando Calzolari. Infine, l’acqua non superava gli ottanta centimetri e le pareti offrivano molti spigoli per la risalita. Ma gli esami autoptici esclusero la presenza di tracce di violenza. Intanto, la moglie, era sempre più convinta che quella mattina, Armando Calzolari, fu avvicinato da persone che lui stesso conosceva per un nuovo lavoro legato al partito. Da scartare l’ipotesi, invece, che fu portato via con la forza date le sue qualità atletiche e soprattutto per la presenza del cane. Prima del rinvenimento del cadavere, a casa Calzolari fece visita anche il Capitano dei Carabinieri Castino. Dopo un lungo colloquio, il Capitano cercò di convincere la donna a scartare l’ipotesi del delitto politico. Da quell’incontro, avvenuto alla metà di gennaio, nessuno riuscì a entrare in contatto con la moglie. Trovato il cadavere ed emessa la versione ufficiale di “morte accidentale”, Maria Piera Romano, soddisfatta per le conclusioni dell’inchiesta, si trasferì a Torino, preoccupata che la Magistratura romana ancora non aveva archiviato la pratica, subendo un danno economico. Fatto al quanto inspiegabile, visto che Armando Calzolari, non aveva nessuna assicurazione sulla vita. Forse qualcuno aveva promesso alla vedova un aiuto economico in cambio del suo silenzio, forse Armando Calzolari sapeva troppe cose sulla strage di Piazza Fontana a Milano, forse rappresentava un testimone scomodo che doveva essere eliminato. Il caso Armando Calzolari rimase uno dei tanti misteri italiani. Solo alcuni anni dopo, un pentito, il mostro del Circeo, Angelo Izzo, durante i suoi interrogatori, rivelò i nomi dei presunti esecutori materiali dell’omicidio Calzolari. Si trattava di Balzerani e Zebbi, appartenenti alla formazione del Fronte Nazionale di Ostia. La Magistratura riaprì di nuovo il caso con l’accusa di omicidio ad opera di ignoti.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Onore al Camerata Armando Calzolari !!!

Anonimo ha detto...

Presente.

Anonimo ha detto...

Tanti auguri di Buon Natale, noi non dimentichiamo. Calzolari Presente!

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